Biglietto d'auguri
“Non sono mai stato bravo con le parole, nonostante la mia propensione a parlare troppo. Non lo sono mai stato soprattutto quando quello che avevo da dire era importante: troppo spesso le parole sono la prigione di ciò che sentiamo, la camicia di forza di quei sentimenti che cerchiamo d’esprimere. Sono le azioni che fanno di un uomo quello che è, e le loro conseguenze, della sua vita un’eredità. Ma non avendo io la possibilità di lasciarti alcuna eredità, mi trovo costretto ad affidare alla penna quel poco che, spero, potrà aiutarti a costruire la tua: confido nella tua intelligenza affinchè tu possa comprendere quel che desidero dirti, al di là di quanto è disegnato dalle misere lettere che ne formano l’abito.
Per gran parte della mia vita ho ceduto alla tentazione di dispensare consigli agli altri.
Amici in difficoltà con la propria moglie, amiche logorate dalla difficoltà d’incontrare l’uomo giusto, colleghi arrabbiati con il loro capo, ex alle prese, nei loro rapporti, con le stesse incomprensioni che ci avevano portato a troncare il nostro, semplici sconosciuti incontrati per breve tempo nell’anonimo scompartimento di un treno in panne: qualunque auditorio, numeroso o meno che fosse, era appropriato per regalare ad altri perle di saggezza non richieste, apparentemente senza chiedere niente in cambio, nella realtà schiavo del desiderio di condividere con loro sofferenze che erano solo mie, alla ricerca di risposte di cui io ero il destinatario, che per primo avrei voluto ricevere.
Non intendo farlo con te.
Ho imparato, col tempo, che nessuno ha bisogno d’aiuto per commettere errori, perchè gli unici che servono a qualcosa nella vita, sono quelli che riusciamo a commettere da soli. Forse, è racchiusa tutta qui quella che chiamiamo saggezza.
Quello che desidero, è farti degli auguri e donarmi delle speranze.
Auguri non di ciò che io reputo giusto o migliore per te, chè questo solo tu potrai saperlo. Nessuno, neanche io, potrà mai dirti o anche solo suggerirti ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Piuttosto, desidero augurarti quello che, avendo potuto, avrei augurato a me stesso. L’unica cosa che posso davvero offrirti senza rischio di cadere nel tranello dell’egoismo è la mia testimonianza. Offrirti quel poco che, nella mia vita, ho imparato, nella speranza, questa tutta mia, che possa esserti d’aiuto. Per crescere, per capire, per diventare un uomo che possa affrontare la vita con la dignità che tutti meritiamo.
C’è una bella parola, nella lingua inglese, di cui non ho mai trovato una vera traduzione nella nostra pur ricca lingu; è “wish”. Racchiude in se esattamente ciò che io sento dentro in questo momento, il desiderio che si può può provare per se stessi, per il proprio soddifacimento e quello, più nobile, di dono agli altri, di augurio. Non so se il mio “wish”potrà in qualche modo esserti d’aiuto, o se invece rimarrà solo inchiostro sulla carta, come un aquilone che non ha mai spiccato il volo. Non ho il dono della veggenza nè, d’altronde, ha realmente importanza. Qualunque sia il destino di questo mio “wish”, di certo è l’unica cosa veramente onesta che un uomo possa fare, l’unica azione che la mia esperienza di uomo e la mia coscienza di essere fallibile mi concedeno di commettere senza timore di sbagliare
Il primo augurio che desidero farti, è di riuscire ad avere coraggio.
Si, ti auguro coraggio. Coraggio nelle sue tante forme.
Innanzituto, il coraggio di avere dubbi.
E’ facile vivere di certezze, puntare il dito, avanzare a testa bassa contro tutti e tutto non rispettino ciò in cui crediamo; giudicando, assolvendo, condannando, con la coscienza del giusto i cui sogni non temono assalti nella notte. Ben più difficile è accettare, ogni giorno, il rischio di dover mettere in discussione quello per cui, sino ad un attimo prima, eravamo pronti a morire, di dover ricominciare ogni volta daccapo, senza tuttavia alcuna possibilità di capire fino in fondo prima di fare ogni scelta e senza, per questo, perdere la ragione e noi stessi.
Si, ci vuole coraggio ad avere dubbi, ma non basta.
Occorre anche il coraggio di fare ciò che è giusto.
Perchè concedere spazio al dubbio non significa non poter mai sapere ciò che è giusto. Solo i vigliacchi nascondono dietro la bandiera del dubbio la loro incapacità ad agire e fare ciò che è giusto. Ci vuole coraggio ad agire senza cedere alle lusinghe della scelta più facile. Mille volte, e mille altre ancora, il giusto lo troverai in fondo alla strada più aspra e tortuosa e solo il coraggio potrà aiutarti a percorrerla sino in fondo. Quel coraggio ti lascia nascondere dietro le tante scuse che il tuo intelletto inevitabilmente escogiterà per soddifare la debolezza che la nostra paura ed il nostro bisogno di essere accettati continuamente giustificano.
Il coraggio di sbagliare.
La vita è movimento, è cambiamento, non c’è nulla nell’immobilità, solo la morte. Non facendo nulla, non scegliendo, ci si può illudere di non sbagliare, ma questo in realtà è, per l’appunto, un’illusione, perchè anche non fare nulla per non rischiare di sbagliare è di per se una scelta, solo passiva. Ma ci vuole coraggio a scegliere attivamente, soprattutto quando le nostre scelte sono causa di sofferenza per noi stessi o, peggio, per gli altri.
Il coraggio di perdere.
Non ho mai creduto a coloro che proclamavano la nobiltà della sconfitta. Non c’è nessuna nobiltà in essa. Nè c’è nobiltà nell’accettare la sconfitta, solo un’infinita tristezza. Ma senza il coraggio di perdere, non può esserci vittoria, perchè solo lo stolto è incapace di pensare che può anche perdere.
E questo mi porta al secondo augurio che desidero farti: la consapevolezza.
Ti auguro consapevolezza.
La consapevolezza è, forse, la cosa più importante nella vita di un uomo. Senza la consapevolezza, ogni uomo non è diverso da un qualunque animale. Il coraggio - che io tanto ti auguro - ma anche l’intelligenza, la bontà, la generosità, l’amore stesso, sono nulla senza la consapevolezza. Giacchè se sono questi i sentimenti, le emozioni, che tracciano il solco tra l’uomo e gli altri esseri viventi, è la consapevolezza ciò che rende tale solco visibile. Forse che gli animali non sono capaci di mostrare coraggio, generosità, amore?. Qualunque animale che veda il proprio piccolo minacciato da un predatore, può trovare il coraggio di affrontarlo nonostante l’istinto gli dica di non farlo. Ma egli non ha la consapevolezza che questo significherà, quasi certamente la morte, che il suo sacrificio sarà vano perchè senza di lui il suo piccolo non sopravviverà e che l’unica scelta ragionevole sarebbe di preservare se stesso, benchè l’istinto gli dica proprio questo e, spesso, sia questo che essi fanno.
Il coraggio senza consapevolezza è come un libro bellissimo in una stanza buia. Lo possediamo, me non possiamo goderne. Senza la consapevolezza, non sarai mai in grado di distinguere quali motivazioni guidano realmente le tue azioni e qualunque cosa avrai fatto, giusta o sbagliata che sia, sarà stata solo frutto del caso o del tuo istinto, ma non di una tua scelta.
Io non so se sarai un uomo giusto o no, se la tua esistenza aggiungerà un mattone al muro che guida gli uomini sulla lunga via all’essere migliori o se invece ne sottrarrà. Ma qualunque cosa finirai per essere, ti auguro di avere coraggio e consapevolezza, perchè solo così potrai essere stato tu a decidere.
Rileggendo queste righe mi sento, devo ammetterlo, un po’ ridicolo: suonano molto come quella vecchia, bellissima poesia di Kipling, “If”; con la differenza che a me sono occorse pagine, mentre a lui sono bastate poche righe.
Ma tant’è.
Non ho mai avuto, ahimè, il dono della sintesi e, in fondo, poco importa.
Quello che ti ho scritto, l’ho scritto col cuore e questa è l’unica cosa che conta.
Almeno per me.
E, mi auguro, anche un po’, per te,
figlio mio"
Il giovane si asciugò gli occhi mentre riponeva la vecchia lettera sgualcita ed ingiallita, nella tasca dell’elegante smoking che indossava.
“Mi scusi signore, è l’ora: fra due minuti tocca a lei”
Il suo assistente lo guardò perplesso nello scorgere l’umido nei suoi occhi. Non era abituato a vederlo umido in alcuna parte del suo corpo.
“Grazie Federico, disse il giovane senza alzare lo sguardo, arrivo tra un attimo”
Avrebbe voluto che suo padre fosse li e si chiese cosa avrebbe pensato di lui.
Sarebbe stato orgoglioso? Sarebbe riuscito a capire quanto fosse dovuto a lui?
Era morto una settimana dopo avergli scritto quelle righe e, probabilmente, neanche lui credeva che avrebbero davvero potuto cambiare qualcosa nella vita di suo figlio.
Invece, ne avevano guidato ogni singolo istante.
Aveva solo dieci anni quando suo padre era morto. Troppi per non soffrire, troppi pochi per riuscire davvero ricordare. Ma sua madre, fedele alla parola data quanto lo era stata al marito, aveva atteso al maggiore età prima di consegnargli quelle poche parole che avrebbero cambiato il suo mondo.
“Tuo padre ha passato tutti gli ultimi mesi della sua vita a scriverle e riscriverle, gli aveva detto sua madre, e mi chiese di consegnartele come biglietto d’auguri per il tuo diciottesimo compleanno. Mi chiese anche di dirti che è l’unico vero regalo che poteva lasciarti e che era sicuro che tu avresti capito” Poi, l’aveva guardato con una dolcezza infinita. “Lo è sempre stato, fin da prima che nascessi: ha sempre avuto una fiducia smisurata in te. Mi auguro che ti possano essere d’aiuto.”
Lui aveva rcevuto la piccola busta senza esprimere alcuna emozione apparente, poi era fuggito in camera sua e l’aveva letta.
Una, due, tre, cento volte.
Con le lacrime che non cessavano di uscire, impedendogli di continuare.
Una, due, tre, mille volte.
Da allora, non era praticamente passato un giorno nella sua vita di adulto in cui lui non avesse aperto quella lettera; a volte per leggerla, altre solo per tenerla tra le dita, come una sorta di talismano che riusciva a scacciare i timori anche nei momenti più bui.
Da quel giorno, quelle parole, sbavate per le lacrime che vi aveva versato sopra, erano diventate il suo credo personale, il suo rosario privato, snocciolato quasi inconsciamente prima di ogni scelta, di ogni azione, dalla più semplice a quelle che avrebbero cambiato la vita sua e di migliaia di persone.
Si sistemò il papillon un’ultima volta poi, mentre lo speaker annunciava il suo nome tra uno scroscio d’applausi, si mosse per andare a ricevere l’investitura come terzo Presidente degli Stati Uniti d’Europa.
........
L’uomo ripiegò il foglio e si asciugò con l’indice quel piccolo umido che gli bagnava gli occhi.
Alzò la testa e con lo sguardo andò alla piccola culla in cui dormiva il piccolo.
Era un bel racconto, quello, ne era soddisfatto.
Non avrebbe vinto premi, non avrebbe cambiato la vita di nessuno nè, con tutta probabilità, sarebbe mai stato pubblicato.
Ma era un buon racconto.
L’aveva emozionato scriverlo e, per un attimo, si chiese se davvero desiderava che suo figlio un giorno lo leggesse.
Guardò il piccolo, che proprio in quel momento si produsse in una di quelle smorfie che i bambini di pochi mesi fanno spesso quando dormono, e che fanno quasi venir voglia di mangiarli, tanto sono commoventi.
Provò ad immaginarlo bambino, ragazzo, uomo, vecchio, ma come al solito, non ci riuscì.
Delle mille immagini che gli si presentavano alla mente, nessuna era davvero reale, perchè tutte, lo sapeva, non erano altro che una proiezione delle sue speranze, delle sue paure, delle sue angosce, delle sue aspirazioni. Mentre quello, anche se cucciolo, era altro, era una persona: e lui temeva ed anelava di scoprire che persona fosse e che persona sarebbe diventato.
Rilesse il racconto un’ultima volta, desiderando tanto di riuscire ad avere quel coraggio e quella consapevolezza di cui aveva scritto ed in cui davvero credeva, e soprattutto di riuscire a rappresentare per suo figlio quello che nel suo racconto il padre aveva rappresentato per il proprio.
Ma questa era la vita reale, non un racconto, e lui era solo un uomo.
Nè coraggioso nè vigliacco, nè peggiore nè migliore di altri.
Solo un uomo, con tutta la sua ignoranza e la sua fallibilità
Si augurò solo, in un modo o nell’altro, di riuscire ad essere un padre decente.
Per gran parte della mia vita ho ceduto alla tentazione di dispensare consigli agli altri.
Amici in difficoltà con la propria moglie, amiche logorate dalla difficoltà d’incontrare l’uomo giusto, colleghi arrabbiati con il loro capo, ex alle prese, nei loro rapporti, con le stesse incomprensioni che ci avevano portato a troncare il nostro, semplici sconosciuti incontrati per breve tempo nell’anonimo scompartimento di un treno in panne: qualunque auditorio, numeroso o meno che fosse, era appropriato per regalare ad altri perle di saggezza non richieste, apparentemente senza chiedere niente in cambio, nella realtà schiavo del desiderio di condividere con loro sofferenze che erano solo mie, alla ricerca di risposte di cui io ero il destinatario, che per primo avrei voluto ricevere.
Non intendo farlo con te.
Ho imparato, col tempo, che nessuno ha bisogno d’aiuto per commettere errori, perchè gli unici che servono a qualcosa nella vita, sono quelli che riusciamo a commettere da soli. Forse, è racchiusa tutta qui quella che chiamiamo saggezza.
Quello che desidero, è farti degli auguri e donarmi delle speranze.
Auguri non di ciò che io reputo giusto o migliore per te, chè questo solo tu potrai saperlo. Nessuno, neanche io, potrà mai dirti o anche solo suggerirti ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Piuttosto, desidero augurarti quello che, avendo potuto, avrei augurato a me stesso. L’unica cosa che posso davvero offrirti senza rischio di cadere nel tranello dell’egoismo è la mia testimonianza. Offrirti quel poco che, nella mia vita, ho imparato, nella speranza, questa tutta mia, che possa esserti d’aiuto. Per crescere, per capire, per diventare un uomo che possa affrontare la vita con la dignità che tutti meritiamo.
C’è una bella parola, nella lingua inglese, di cui non ho mai trovato una vera traduzione nella nostra pur ricca lingu; è “wish”. Racchiude in se esattamente ciò che io sento dentro in questo momento, il desiderio che si può può provare per se stessi, per il proprio soddifacimento e quello, più nobile, di dono agli altri, di augurio. Non so se il mio “wish”potrà in qualche modo esserti d’aiuto, o se invece rimarrà solo inchiostro sulla carta, come un aquilone che non ha mai spiccato il volo. Non ho il dono della veggenza nè, d’altronde, ha realmente importanza. Qualunque sia il destino di questo mio “wish”, di certo è l’unica cosa veramente onesta che un uomo possa fare, l’unica azione che la mia esperienza di uomo e la mia coscienza di essere fallibile mi concedeno di commettere senza timore di sbagliare
Il primo augurio che desidero farti, è di riuscire ad avere coraggio.
Si, ti auguro coraggio. Coraggio nelle sue tante forme.
Innanzituto, il coraggio di avere dubbi.
E’ facile vivere di certezze, puntare il dito, avanzare a testa bassa contro tutti e tutto non rispettino ciò in cui crediamo; giudicando, assolvendo, condannando, con la coscienza del giusto i cui sogni non temono assalti nella notte. Ben più difficile è accettare, ogni giorno, il rischio di dover mettere in discussione quello per cui, sino ad un attimo prima, eravamo pronti a morire, di dover ricominciare ogni volta daccapo, senza tuttavia alcuna possibilità di capire fino in fondo prima di fare ogni scelta e senza, per questo, perdere la ragione e noi stessi.
Si, ci vuole coraggio ad avere dubbi, ma non basta.
Occorre anche il coraggio di fare ciò che è giusto.
Perchè concedere spazio al dubbio non significa non poter mai sapere ciò che è giusto. Solo i vigliacchi nascondono dietro la bandiera del dubbio la loro incapacità ad agire e fare ciò che è giusto. Ci vuole coraggio ad agire senza cedere alle lusinghe della scelta più facile. Mille volte, e mille altre ancora, il giusto lo troverai in fondo alla strada più aspra e tortuosa e solo il coraggio potrà aiutarti a percorrerla sino in fondo. Quel coraggio ti lascia nascondere dietro le tante scuse che il tuo intelletto inevitabilmente escogiterà per soddifare la debolezza che la nostra paura ed il nostro bisogno di essere accettati continuamente giustificano.
Il coraggio di sbagliare.
La vita è movimento, è cambiamento, non c’è nulla nell’immobilità, solo la morte. Non facendo nulla, non scegliendo, ci si può illudere di non sbagliare, ma questo in realtà è, per l’appunto, un’illusione, perchè anche non fare nulla per non rischiare di sbagliare è di per se una scelta, solo passiva. Ma ci vuole coraggio a scegliere attivamente, soprattutto quando le nostre scelte sono causa di sofferenza per noi stessi o, peggio, per gli altri.
Il coraggio di perdere.
Non ho mai creduto a coloro che proclamavano la nobiltà della sconfitta. Non c’è nessuna nobiltà in essa. Nè c’è nobiltà nell’accettare la sconfitta, solo un’infinita tristezza. Ma senza il coraggio di perdere, non può esserci vittoria, perchè solo lo stolto è incapace di pensare che può anche perdere.
E questo mi porta al secondo augurio che desidero farti: la consapevolezza.
Ti auguro consapevolezza.
La consapevolezza è, forse, la cosa più importante nella vita di un uomo. Senza la consapevolezza, ogni uomo non è diverso da un qualunque animale. Il coraggio - che io tanto ti auguro - ma anche l’intelligenza, la bontà, la generosità, l’amore stesso, sono nulla senza la consapevolezza. Giacchè se sono questi i sentimenti, le emozioni, che tracciano il solco tra l’uomo e gli altri esseri viventi, è la consapevolezza ciò che rende tale solco visibile. Forse che gli animali non sono capaci di mostrare coraggio, generosità, amore?. Qualunque animale che veda il proprio piccolo minacciato da un predatore, può trovare il coraggio di affrontarlo nonostante l’istinto gli dica di non farlo. Ma egli non ha la consapevolezza che questo significherà, quasi certamente la morte, che il suo sacrificio sarà vano perchè senza di lui il suo piccolo non sopravviverà e che l’unica scelta ragionevole sarebbe di preservare se stesso, benchè l’istinto gli dica proprio questo e, spesso, sia questo che essi fanno.
Il coraggio senza consapevolezza è come un libro bellissimo in una stanza buia. Lo possediamo, me non possiamo goderne. Senza la consapevolezza, non sarai mai in grado di distinguere quali motivazioni guidano realmente le tue azioni e qualunque cosa avrai fatto, giusta o sbagliata che sia, sarà stata solo frutto del caso o del tuo istinto, ma non di una tua scelta.
Io non so se sarai un uomo giusto o no, se la tua esistenza aggiungerà un mattone al muro che guida gli uomini sulla lunga via all’essere migliori o se invece ne sottrarrà. Ma qualunque cosa finirai per essere, ti auguro di avere coraggio e consapevolezza, perchè solo così potrai essere stato tu a decidere.
Rileggendo queste righe mi sento, devo ammetterlo, un po’ ridicolo: suonano molto come quella vecchia, bellissima poesia di Kipling, “If”; con la differenza che a me sono occorse pagine, mentre a lui sono bastate poche righe.
Ma tant’è.
Non ho mai avuto, ahimè, il dono della sintesi e, in fondo, poco importa.
Quello che ti ho scritto, l’ho scritto col cuore e questa è l’unica cosa che conta.
Almeno per me.
E, mi auguro, anche un po’, per te,
figlio mio"
Il giovane si asciugò gli occhi mentre riponeva la vecchia lettera sgualcita ed ingiallita, nella tasca dell’elegante smoking che indossava.
“Mi scusi signore, è l’ora: fra due minuti tocca a lei”
Il suo assistente lo guardò perplesso nello scorgere l’umido nei suoi occhi. Non era abituato a vederlo umido in alcuna parte del suo corpo.
“Grazie Federico, disse il giovane senza alzare lo sguardo, arrivo tra un attimo”
Avrebbe voluto che suo padre fosse li e si chiese cosa avrebbe pensato di lui.
Sarebbe stato orgoglioso? Sarebbe riuscito a capire quanto fosse dovuto a lui?
Era morto una settimana dopo avergli scritto quelle righe e, probabilmente, neanche lui credeva che avrebbero davvero potuto cambiare qualcosa nella vita di suo figlio.
Invece, ne avevano guidato ogni singolo istante.
Aveva solo dieci anni quando suo padre era morto. Troppi per non soffrire, troppi pochi per riuscire davvero ricordare. Ma sua madre, fedele alla parola data quanto lo era stata al marito, aveva atteso al maggiore età prima di consegnargli quelle poche parole che avrebbero cambiato il suo mondo.
“Tuo padre ha passato tutti gli ultimi mesi della sua vita a scriverle e riscriverle, gli aveva detto sua madre, e mi chiese di consegnartele come biglietto d’auguri per il tuo diciottesimo compleanno. Mi chiese anche di dirti che è l’unico vero regalo che poteva lasciarti e che era sicuro che tu avresti capito” Poi, l’aveva guardato con una dolcezza infinita. “Lo è sempre stato, fin da prima che nascessi: ha sempre avuto una fiducia smisurata in te. Mi auguro che ti possano essere d’aiuto.”
Lui aveva rcevuto la piccola busta senza esprimere alcuna emozione apparente, poi era fuggito in camera sua e l’aveva letta.
Una, due, tre, cento volte.
Con le lacrime che non cessavano di uscire, impedendogli di continuare.
Una, due, tre, mille volte.
Da allora, non era praticamente passato un giorno nella sua vita di adulto in cui lui non avesse aperto quella lettera; a volte per leggerla, altre solo per tenerla tra le dita, come una sorta di talismano che riusciva a scacciare i timori anche nei momenti più bui.
Da quel giorno, quelle parole, sbavate per le lacrime che vi aveva versato sopra, erano diventate il suo credo personale, il suo rosario privato, snocciolato quasi inconsciamente prima di ogni scelta, di ogni azione, dalla più semplice a quelle che avrebbero cambiato la vita sua e di migliaia di persone.
Si sistemò il papillon un’ultima volta poi, mentre lo speaker annunciava il suo nome tra uno scroscio d’applausi, si mosse per andare a ricevere l’investitura come terzo Presidente degli Stati Uniti d’Europa.
........
L’uomo ripiegò il foglio e si asciugò con l’indice quel piccolo umido che gli bagnava gli occhi.
Alzò la testa e con lo sguardo andò alla piccola culla in cui dormiva il piccolo.
Era un bel racconto, quello, ne era soddisfatto.
Non avrebbe vinto premi, non avrebbe cambiato la vita di nessuno nè, con tutta probabilità, sarebbe mai stato pubblicato.
Ma era un buon racconto.
L’aveva emozionato scriverlo e, per un attimo, si chiese se davvero desiderava che suo figlio un giorno lo leggesse.
Guardò il piccolo, che proprio in quel momento si produsse in una di quelle smorfie che i bambini di pochi mesi fanno spesso quando dormono, e che fanno quasi venir voglia di mangiarli, tanto sono commoventi.
Provò ad immaginarlo bambino, ragazzo, uomo, vecchio, ma come al solito, non ci riuscì.
Delle mille immagini che gli si presentavano alla mente, nessuna era davvero reale, perchè tutte, lo sapeva, non erano altro che una proiezione delle sue speranze, delle sue paure, delle sue angosce, delle sue aspirazioni. Mentre quello, anche se cucciolo, era altro, era una persona: e lui temeva ed anelava di scoprire che persona fosse e che persona sarebbe diventato.
Rilesse il racconto un’ultima volta, desiderando tanto di riuscire ad avere quel coraggio e quella consapevolezza di cui aveva scritto ed in cui davvero credeva, e soprattutto di riuscire a rappresentare per suo figlio quello che nel suo racconto il padre aveva rappresentato per il proprio.
Ma questa era la vita reale, non un racconto, e lui era solo un uomo.
Nè coraggioso nè vigliacco, nè peggiore nè migliore di altri.
Solo un uomo, con tutta la sua ignoranza e la sua fallibilità
Si augurò solo, in un modo o nell’altro, di riuscire ad essere un padre decente.


